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Brevi cenni di storia
Il Sabbione
Era la parola più usata eppure la più ambigua, era la “cosa” che più tipicamente connotava la nostra zona. Dava il nome al paese “Castelnuovo dei Sabbioni”, racchiudeva la lignite e centinaia di persone vi circolavano dentro strette gallerie a oltre cento metri di profondità. Per i tecnici della miniera era il terreno da rimuovere per coltivare il giacimento di lignite, per il geologo era argilla plastica grigio azzurro e la difficoltà di capire perché si chiamasse sabbione, per noi era il fango che si appiccicava dappertutto, era la polvere finissima che ti seccava la gola, era i carri armati e le radio giocattolo messe al sole a seccare, era la terra spingente della galleria, da armare perché non franasse; era il caldo sotto i piedi quando d’estate si correva nei piazzali. Docile e facile da lavorare quando è bagnata, dura e resistente quando è asciutta. Come la sua gente, col cuore grande se l’avvicini senza infingimenti, orgogliosa e mai doma se pensi da ingannarla.
(da: Racconti della miniera di Giovanni Billi – Arca Toscana – 2002)
























